Antica Farmacia degli Infermi

 Nel secolo XIII, nello stesso luogo in cui oggi possiamo ammirare l’edificio che ospita l’ex Farmacia dell’Ospedale Vecchio, era presente un modesto ospedale detto della Madonna del Limite o dell’Umido. Amministrato dalla Compagnia dei Divoti di Maria, sorse, unitamente ad altri quattro ospitali (S. Antonio Abate, S. Rocco, Corpus Domini, Poveri di Cristo) per curare gli indigenti ed i malati, sia lughesi che forestieri. Col passare del tempo però fu necessario risanare i bilanci ed evitare sperperi, si propose quindi di unire i cinque Ospitali lughesi in uno solo.

 

La scelta cadde sull’Ospitale dell’Umido dotato della struttura più ampia ed idonea al ricovero dei malati. Tuttavia anche tale fabbricato divenne ben presto insufficiente, tanto che, nel XVIII secolo, si procedette alla sua demolizione e si iniziarono i lavori per la costruzione del “palazzo più vasto ed importante” della città, lo stesso che ancora oggi domina il tratto finale di Corso Garibaldi. L’edificio, iniziato nel 1787 su progetto del Padre Scolopio Giuseppe Petrucci, fu ultimato nel 1796 ed inaugurato nel 1797. Nella sua realizzazione, però era stato riservato “più riguardo all’estetica ed alle esigenze architettoniche che alla comodità ed alle buone regole dell’igiene” (M. Rossi) tanto che dopo qualche tempo fu considerato totalmente carente dei requisiti necessari, e ne fu decisa la sostituzione con altra architettura ospedaliera da erigersi negli ex orti di S. Domenico. Il nuovo ospedale, la cui costruzione ebbe inizio nel 1897, fu però edificato, ben più convenientemente, all’esterno della porta del Ghetto. Il palazzo di corso Garibaldi venne quindi, adibito a sede del Monte di Pietà e della Congregazione di Carità; gli spazi interni, che dovevano adeguarsi alle nuove funzioni, furono trasformati nel 1901 su progetto dell’ing. Ricci Curbastro. Nel 1944 l’edificio subì un bombardamento che, pur non ledendo gravemente la struttura architettonica, danneggiò l’importante documentazione storica contenuta nell’archivio. Ulteriori opere di ristrutturazione interna ed adeguamenti funzionali sono stati portati a compimento negli anni ’50 e ’60.

 

La farmacia, nata nel secolo XIII contemporaneamente allo “Spedale di S. Maria del Limite” e conosciuta da tutti i lughesi come Farmacia dell’Ospedale Vecchio, deve il suo aspetto attuale alla direzione del farmacista Mamante Fabri che nella seconda metà dell’ottocento apportò significativi rinnovamenti ai locali. La visione complessiva degli ambienti è di notevole suggestione. Nel locale dedicato alla vendita si possono ancora ammirare gli arredi in stile Luigi Filippo unitamente a  diversi vasi di ceramica decorata rimasti dalla direzione Mamante Fabri. Il banco di vendita con ripiano in marmo è arricchito, nella parte interna, da ben trentadue cassetti dove venivano conservati i prodotti destinati alla vendita: unguenti e sciroppi ma anche merci non farmaceutiche come inchiostro, carta da scrivere, carbone, chiodi, allume di rocca e olio.

Una fontana dominata da una statuetta in terracotta di Nettuno impreziosisce l’ancone di passaggio tra la zona di vendita e quella retrostante adibita a laboratorio dove possiamo ammirare un grande tavolo ovale in legno massiccio con piano in marmo rosato.

La farmacia era frequentata da persone per lo più umili che, nell’impossibilità di ricorrere al medico, si rivolgevano al farmacista il quale consigliava o prescriveva loro i medicinali. Questo luogo era anche il ritrovo dei rappresentanti della scienza medica locale; proprio qui, infatti, il medico, il veterinario e la levatrice si incontravano per prenotare visite e scambiarsi impressioni sulle condizioni generali di salute degli assistiti.